Visualizzazione post con etichetta Mesolcina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mesolcina. Mostra tutti i post
lunedì 8 agosto 2016
lunedì 4 luglio 2016
giovedì 9 giugno 2016
Il Cane Stregone di Laura
![]() |
| Fonte Articolo |
Laura è un monte che appartiene al Comune di Roveredo
e i suoi contadini, una volta, pascolavano lassù il loro bestiame. Una donna
di Roveredo stava in Laura con le proprie bestie. Una sera aveva preparato per cena “paniscia”. Questo cibo siprepara con acqua, qualche granello di riso
e farina di “formentòn”. Si cuoce al fuoco e si rimesta
col “ròdigh”, col matterello. Si aggiunge un po’ di burro. Si mangia col latte.
Dopo aver mangiato la sua “paniscia” la donna va a dormire. A notte inoltrata la donna sente graffiar la porta. Va a vedere e entra in cascina un gran cane. Quello le fa delle carezze per farsi dare da mangiare. Le fece intendere che aveva fame. Quel cane era salito da Arbedo con tre o quattro ore di fatica. Era un giovedì, la giornata di “striòn”. Quando ebbe mangiato “paniscia” e “lacc” il cane si recò in Prodlò. Questo luogo, sito nella valle di Roveredo, era il posto dove facevano loro convegni streghe e “striòn”.
Dopo aver mangiato la sua “paniscia” la donna va a dormire. A notte inoltrata la donna sente graffiar la porta. Va a vedere e entra in cascina un gran cane. Quello le fa delle carezze per farsi dare da mangiare. Le fece intendere che aveva fame. Quel cane era salito da Arbedo con tre o quattro ore di fatica. Era un giovedì, la giornata di “striòn”. Quando ebbe mangiato “paniscia” e “lacc” il cane si recò in Prodlò. Questo luogo, sito nella valle di Roveredo, era il posto dove facevano loro convegni streghe e “striòn”.
Sul piano di Prodlò era acceso un bel fuoco e
tutt’intorno i partecipanti suonavano, giocavano e ballavano. Ne combinavano di
tutto. Avevano un capo, era il diavolo che chiamavano il “Berlòtt”. Era lui che
dava gli ordini e tutti lo seguivano.
La festa durava tutta la notte. Il mattino ognuno
tornava alla propria dimora. Alcun tempo
dopo la nostra donna si reca a Bellinzona. Un uomo le si avvicina e le chiede se lo conosce. «At cognòss miga»,
rispose la donna. Allora l’uomo si fa conoscere: «Sono quel cane che in Laura
ha mangiato “paniscia” e “lacc” nella tua cascina». Si trattava appunto di uno
stregone che sotto le sembianze di un cane si recava al convegno sul piano di Prodlò.
Queste baldorie potevano succedere soltanto dopo il suono dell’Ave Maria serale e terminare prima di quella del mattino.
Queste baldorie potevano succedere soltanto dopo il suono dell’Ave Maria serale e terminare prima di quella del mattino.
Giuseppe Polatta, San Vittore.
Anche Missionari Merovingi in Valle
![]() |
| Fonte Articolo |
Sotto i Franchi si formò la «Rezia curiensis» che continuò per circa trecento anni a mantenere la propria autonomia ed a conservare le proprie leggi romane.
Pare proprio che già al tempo dei Franchi la Mesolcina appartenesse ecclesiasticamente alla Diocesi di Coira. Sappiamo che i Franchi, diventati ferventi cristiani dopo la conversione del loro re Clodoveo, si dedicarono a predicare e annunziare il Cristianesimo anche fuori del loro territorio. Sappiamo inoltre che missionari merovingi o franchi scesero anche da noi a predicare il Cristianesimo, ricostruendo e rinnovando così la vita religiosa in gran parte sconvolta dall’arrivo dei barbari pagani o ariani. Questi missionari avranno sicuramente costruito o fatto costruire qua e là anche da noi nuove chiese e nuovi oratori. Sono infatti sicuramente di origine merovingia la chiesetta di San Remigio a Leggia, quella di San Martino a Soazza e quelle di San Giorgio a Lostallo e a Roveredo, quest’ultima purtroppo scomparsa verso il1650, sepolta sotto il noto scoscendimento dei «Valòn >>. San Remigio era vescovo di Reims, dove visse e morì nell’anno 533; San Martino, vissuto e morto quale Vescovo di Tours nel 397, era il Santo nazionale dei Merovingi e San Giorgio, pure venerato dai Merovingi che lo fecero patrono dei cavalieri, era un soldato della Cappadocia, martirizzato nel 303 sotto l’Imperatore Diocleziano.
Per concludere, possiamo supporre che perfino San Giovanni Battista, il nome del quale era poi stato aggiunto a quello di San Vittore, fosse particolarmente venerato dai Franchi. Nulla da meravigliarsi, allora, che unitamente a San Vittore fosse poi stato più tardi proclamato patrono della piùantica chiesa della bassa valle, quella appunto dei Santi Giovanni e Vittore.
La Strega di Giova che si Converte in Cespuglio
![]() |
| Fonte Articolo |
Sulla montagna non vi conduceva che’ una mulattiera, e anni fa ci furono delle questioni tra Buseno e SanVittore per la proprietà di Giova, e poi, finalmente venne riconosciuta al Comune di Buseno. Ha da anni una scuola elementare, ma non possiede né una chiesa né un camposanto. I morti vengono portati in Buseno. Si racconta, che anni fa si mettevano i cadaveri in un grande “gambacc” [gerlaa stecche rade] e si portavano sulle spalle per uno stretto e pericoloso sentiero. Conducevano una povera vita stenta le donne lassù, mentre una buona parte degli uomini emigravano in Francia.
Nelle vecchie era viva la fede religiosa, durante le feste scendevano fino a Roveredo per sentire la santa messa. Alcune famiglie avevano delle casette in Carasole e venivano d’inverno col bestiame a Carasole per fargli “mangiaa el fègn” [mangiare il fieno]. Vi erano un paio di donne... ritenute streghe. Forse il loro aspetto un po’ rustico e selvatico, il parlare diverso, fece nascere in alcuni il sospetto, che sapessero far delle magie e sortilegi. Ecco la leggenda che raccontò la mia povera mamma che la seppe dal mio povero nonno paterno, nato verso il 1800 che lavorava nei boschi e conduceva il legname.
Questa leggenda racconta che alcuni boscaioli si recavano di buonissima ora in un bosco nei pressi di Giova. Giunti nella località, detta Lotàn, videro il sentiero attraversato da un gran cespuglio spinoso che prima non c’era. Il boscaiolo (o erano due, non lo so più) senza aspettare estrae la sua roncola e taglia il cespuglio. Durante quella faccenda parve loro di sentire un piccolo lamento, ma non ci fecero caso. Fatto un altro tratto di strada, si vedono davanti un altro cespuglio che ingombra loro la strada. Il boscaiolo taglia anche quello, e dopo continuano indisturbati il loro cammino. Giunti in Giova, incontrarono una donna pallida dallo sguardo duro che portava il braccio al collo. Gli uomini la salutarono sbigottiti e se ne andarono al loro lavoro, pensando che era quella strega che si era convertita in un cespuglio e voleva recar loro dei fastidi. Ma non la temevano più, e le avevano mostrato il loro coraggio.
Maria Raveglia (1878-1970), maestra Roveredo.
Etichette:
Leggende,
Libri,
Mesolcina,
Personaggi,
Roveredo
mercoledì 8 giugno 2016
Arriva il Cristianesimo
![]() |
| Fonte Articolo |
Se,come si suppone, il Cristianesimo fosse stato portato a Roveredo ed in valle dai legionari romani, ben si può anche pensare che molto più tardi, cioè dopo la caduta dell’Impero romano, fosse stato rinnovato e approfondito, come vedremo, da altri cristianizzatori venuti dal nord. Ammettendo, infatti, che la maggior manifestazione del culto cristiano fosse la costruzione di chiese e cappelle, magari edificate sulle reliquie di Santi ai quali poi le stesse erano dedicate, ben possiamo riconoscere e distinguere due serie diverse di Santi patroni: quelli portati dai legionari romani e quelli portati invece più tardi dal nord.
Riferendoci allo storico Capitolo dei Santi Giovanni e Vittore, fondato ne 1219 a San Vittore da Enrico De Sacco, possiamo facilmente supporre che le nostre due chiese di San Giulio e San Fedele, così come quelle di San Clemente a Crono, di San Carpoforo al castello di Mesocco, di San Pietro a Verdabbio e Mesocco, di Santa Maria di Calanca e dal castello di Mesocco, come pure di SanVittore, appartengano al culto più antico, quello portato a noi dai legionari romani direttamente da Roma. San Vittore era infatti stato martirizzato durante la prima persecuzione de Cristiani, quella dell’Imperatore Diocleziano, nel 286-291 a Milano. San Fedele e San Carpoforo erano pure stati martirizzati nello stesso periodo, ma a Como. Questi tre Santi martiri appartenevano alla milizia legionaria romana e furono perciò probabilmente dei legionari romani che li onorarono e li scelsero quali patroni dei primi oratori edificati in valle. Anche San Pietro, il primo Apostolo e capo della prima Chiesa, martirizzato tra il 64ed il 67d.C. sotto l’Imperatore Nerone a Roma e San Clemente, Papa, martirizzato sotto l’Imperatore Domiziano, sono pure due Santi venerati dai Romani.
San Giulio, invece, patrono di Roveredo, morto nel 401 sull'isola omonima del lago d’Orta e fondatore con il fratello San Giuliano di circa cento chiese e che operò specialmente nella regione dei laghi lombardi e dell’Ossola, ha già potuto operare in un periodo di libertà religiosa, cioè al tempo dell’Imperatore Costantino, colui che, per primo, tollerò la religione cristiana. Ben si può dunque pensare che i primi oratori e le prime chiese costruite da noi lo furono dopo l’anno 313, cioè dopo l’editto dell’Imperatore Costantino che decretava la tolleranza della fede cristiana nel suo Impero.
martedì 7 giugno 2016
Popolazione nel Sei e Settecento - 1/4 Cantone di Rugno
II comune di Roveredo fin dal Medio Evo era suddiviso in quattro degagne:
dal nome delle quattro
chiese ubicate nei rispettivi quartieri. Ogni degagna aveva il proprio Console
che restava in carica un anno. All'inizio del Seicento sorsero delle divergenze
nella degagna di San Giulio circa la rotazione della carica di Console tra i
quattro quartieri della degagna. Per cui nel 1615 la Vicinanza di questa
degagna stabili un regolamento per la rotazione dei Consoli, suddividendo la
degagna in quattro Cantoni. II verbale cosi recita:
1615 Indictione decima, die dominico, Mensis Aprilis, convocata et congregata la vicinanza della Magnifica degagna di Santo lulio, sopra il Quartino, dove spesse volte si sole congregarsi per soij affari, et sopra di cioo tutti unanimamente, et nessuno delli vicini discrepanti hanno ordinato, et ordinano che per lo advenire la detta degagna sia in comparto de quattro Cantoni causa del Console, a quai ogni anno habbiamo hauto qualche controversia, et questo e statto a bene et volontà comune di detti signori vicini et che per lo advenire niuna persona ardischa, ne presumere, sia contradire, lassare, redare al suo Cantone l'offitio del Console,
et comenciando l'anno 1616 alli tanti di Marzo, e toccato al Cantone di Rugno, et Campiono, et sono li fochi come qui seguita:
Martino Campiono - Rigo Campiono — Li fioli di Giovan del Vairo - Antonio fu Domenico Barbe [Barbieri] - Zane fu Domenico Barbe [Barbieri] — Martino loro fratello - Li heredi del fu Guielmo de Bello - Julio fu Antonio lulijno - mastro lulio fu Fedele del Sgiatia [Sciascia] - Lorenzo Filipino — Fiscal lulio Matto (nominato Console) - mastro Andrea Martinetto - mastro Andrea Filippino — Filippo Filippini - Guielmo Filippino — Pietro Filippino — Alberto fu Zane Calasio — mastro Antonio Gabriello [De Gabrieli] - Pietro del Sgiatia [Sciascia] detto della Garoppa - Dominico del Sgiatia [Sciascia] — lulio Bulacho — Giovanni et fratelli fu Antonio del Legietta - Li fioli del fu mastro Giovan de Martinetto.
Fochi 24.
2/4: Cantone di Campagna
3/4: Cantone di Santo Julio
4/4: Cantone de Oro et Guera
San Giulio - San Fedele - Sant'Antonio - San Sebastiano
1615 Indictione decima, die dominico, Mensis Aprilis, convocata et congregata la vicinanza della Magnifica degagna di Santo lulio, sopra il Quartino, dove spesse volte si sole congregarsi per soij affari, et sopra di cioo tutti unanimamente, et nessuno delli vicini discrepanti hanno ordinato, et ordinano che per lo advenire la detta degagna sia in comparto de quattro Cantoni causa del Console, a quai ogni anno habbiamo hauto qualche controversia, et questo e statto a bene et volontà comune di detti signori vicini et che per lo advenire niuna persona ardischa, ne presumere, sia contradire, lassare, redare al suo Cantone l'offitio del Console,
et comenciando l'anno 1616 alli tanti di Marzo, e toccato al Cantone di Rugno, et Campiono, et sono li fochi come qui seguita:
Martino Campiono - Rigo Campiono — Li fioli di Giovan del Vairo - Antonio fu Domenico Barbe [Barbieri] - Zane fu Domenico Barbe [Barbieri] — Martino loro fratello - Li heredi del fu Guielmo de Bello - Julio fu Antonio lulijno - mastro lulio fu Fedele del Sgiatia [Sciascia] - Lorenzo Filipino — Fiscal lulio Matto (nominato Console) - mastro Andrea Martinetto - mastro Andrea Filippino — Filippo Filippini - Guielmo Filippino — Pietro Filippino — Alberto fu Zane Calasio — mastro Antonio Gabriello [De Gabrieli] - Pietro del Sgiatia [Sciascia] detto della Garoppa - Dominico del Sgiatia [Sciascia] — lulio Bulacho — Giovanni et fratelli fu Antonio del Legietta - Li fioli del fu mastro Giovan de Martinetto.
Fochi 24.
2/4: Cantone di Campagna
3/4: Cantone di Santo Julio
4/4: Cantone de Oro et Guera
Quaderni grigionitaliani, Santi Cesare.
Archivio comunale di Roveredo, Fondo A.M. Zendralli.
Iscriviti a:
Post (Atom)











